Un piccolo pensiero per tutte le mamme

o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.
PS Questa poesia l’avevo già postata l’anno scorso, ma la trovo davvero bella ed allora ho fatto bis
Auguri mamme!
Tags: auguri, mamma, poesia
La ballata della malaventura
Dedicata a chi chi combatte e a volte muore sul lavoro…

qui finisce l’avventura
del signor Bonaventura:
end of history hanno detto
Fukuyama e Benedetto:
bastonati come cani,
miei fratelli postumani,
tutto il niente che si vive
sono guerre preventive:
se consumo, mi consumo,
mi dissolvo come il fumo:
sursum corda, in alto i cuori,
tra veline e calciatori:
consumare, consumare,
questa è un’arte da imparare:
siamo, è certo, un precariato,
ma, però, globalizzato:
al mercato universale
tu ti svendi molto male:
se ti fletti, sei risibile,
sempre è un altro il più flessibile:
per l’essenza del lavoro,
ecco qui una chiave d’oro:
mobbing scioglie ogni mistero,
svelto svelto, svela il vero:
ma là c’è la provvidenza,
e si chiama concorrenza:
forza, su, che concorriamo,
corri corri, e ci arriviamo:
caro il mioMalaventura,
muore pure la sventura:
forse c’è, ma non sta eterno,
anche, sembra, giù, l’inferno.
Tags: ballata, Edoardo Sanguineti, lavoro, malaventura, poesia, precariato, signor bonaventura
AFRICA

AFRICA
Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t´ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato
Sangue del tuo sudore
Sudore del tuo lavoro
Lavoro di schiavi
Schiavitù dei tuoi figli
Africa dimmi Africa
Sei dunque tu quel dorso che si piega
E si prostra al peso dell´umiltà
Dorso tremante striato di rosso
Che acconsente alla frusta sulle vie del Sud
Allora mi rispose grave una voce
Figlio impetuoso il forte giovane albero
Quell´albero laggiù
Splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti
E´ l´Africa l´Africa tua che di nuovo germoglia
Pazientemente ostinatamente
E i cui frutti a poco a poco acquistano
L´amaro sapore della libertà .
Ndjock Ngana

Diario dal Kenya di Thomas Simmons vice presidente AMREF Italia
L´80% delle malattie in Africa è legato alla mancanza o alla cattiva gestione dell´acqua. L’acqua è vita! Porta l’acqua in Africa
Tags: Africa, amref, Ndjock Ngana, poesia, solidarietàLe cose che ho imparato
Siamo ormai giunti alla fine di questo 2007, il vecchio anno sta per abbassare il suo sipario con tutte le sue luci e le sue ombre, con tutte le sue gioie ed i suoi dolori, con tutte le cose trovate e tutte quelle perse, le nuove conoscenze e gli addii…
Ma in realtà quest’anno, come tutti quelli passati, non ci lascerà completamente: resterà dentro di noi con tutte le esperienze che ci ha fatto vivere e andrà ad arricchire il nostro bagaglio di ricordi e di “saggezza”.
La fine di un anno è un momento di gioia, di festeggiamenti, di buoni propositi per l’anno nuovo che sta per nascere, ma è anche un momento di bilanci e di riflessioni…ed a proposito di questo voglio proporvi alcune righe di Paulo Coelho che io trovo molto profonde:
“Le cose che ho imparato nella vita”
di Paulo Coelho
Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà .
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
àˆ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
Tags: anno nuovo, Paulo Coelho, persone, vita
Padre nostro che sei nei cieli (Affabulazioni)
Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
àˆ a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
àˆ loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.
Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.
Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.
E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.
Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità .
La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?
PIER PAOLO PASOLINI
Ascoltalo recitato da Vittorio Gassman
(per l’ascolto ti occorre real player, se non ce l’hai scaricalo QUI)

Tags: audio, immagini, Pasolini, poesia, Vittorio Gassman










