Musica: una piacevole terapia
Ho sempre amato la musica e negli anni ho ascoltato un po´ di tutto spaziando da Mozart ai
Prodigy, anche se chi mi conosce sa che da sempre la mia “passione†è Renato Zero.
Non so come sia nato questo amore, ma so che quando lo ascolto è come se lo sentissi accanto a me, come se sapesse leggermi nell´anima e scoprire le mie fragilità ed i miei desideri, insomma, riesce a far vibrare le mie corde.
Ed è questo, credo, il compito principale della musica: far vibrare le nostre corde.
Certo è che l´origine della musica è da cercarsi molto lontano, si può quasi dire che sia nata insieme all´uomo.
Si possono trovare riferimenti alla musica nella mitologia di tutti i popoli primitivi, ed anche la Bibbia ne fa ricorso spesso, come ad esempio le mura di Gerico che furono abbattute dagli squilli delle trombe delle milizie d´Israele o il suono dell´arpa di David che placava la follia del re Saul. Altrettanto famoso è il mito greco di Orfeo, il cui canto placò le potenze infernali.
Quello che mi piacerebbe sottolineare in queste righe, però, è un aspetto della musica che mi affascina particolarmente, e cioè la sua applicazione in terapia.
Parleremo quindi della Musicoterapia.
La Federazione Mondiale di Musicoterapia ne ha dato nel 1996 la seguente definizione:
“La Musicoterapia è l´uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo,melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione,l´apprendimento, la motricità , l´espressione, l´organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La Musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell´individuo in modo tale che il paziente o la paziente possano meglio realizzare l´integrazione intra e interpersonale e consequenzialmente possano migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.â€
Da questa definizione si può capire che i campi di applicazione sono moltopleci, e che risulta fondamentale il lavoro interdisciplinare e l´integrazione fra varie branche della terapia “fisica†e “psicologicaâ€.
Inoltre si evince che questa disciplina può mirare alla prevenzione, riabilitazione e sostegno della salute, ma anche ad ottenere, in un soggetto perfettamente sano, uno stato di benessere, un migliore equilibrio ed un´armonia psico-fisica.
I primi studi sulle risposte emotive alla musica risalgono agli anni trenta del secolo scorso, quando la psicologa e musicologa Kate Heiner riuscì a dimostrare che il nostro cervello utilizza due elementi essenziali per elaborare una risposta emozionale alla musica: il modo, cioè la tonalità , e il tempo, cioè la velocità di esecuzione, e che dalla combinazione di questi due elementi l´uomo ricava delle emozioni universali, comuni a tutti.
La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d´animo attraverso il linguaggio non-verbale.
Applicazioni terapeutiche tipiche della musicoterapia sono quelle su individui affetti da autismo, dal morbo di Alzheimer ed altre demenze, disturbi del comportamento alimentare, disabilità motorie. Tutte patologie caratterizzate dalla tendenza a rinchiudersi in se stessi rifiutando ogni comunicazione con l´esterno. In questi casi la musica permette al mondo esterno di entrare in comunicazione con il malato, favorendo l´inizio di un processo di apertura.
Per quanto riguarda l´applicazione preventiva, è noto l´utilizzo della musicoterapia sulle gestanti o sui neonati, allo scopo di facilitare un sereno rapporto madre-bambino e una buona comunicazione non-verbale.
Insomma, per farla breve (e alleggerire un po´ il discorso), se vostra madre vi riprende quando state sul divano ad ascoltare il vostro cantante preferito invece di fare i compiti, o se vostro marito si arrabbia se vi dimenate al ritmo di samba invece di preparare la cena, o ancora se vostra moglie si infuria perché guardate su MTV l´ultima clip di Madonna tamburellando con le dita sul tavolo, invece di aggiustare il rubinetto che perde…rispondete semplicemente: “Un attimo, finisco la mia musicoterapia e arrivo!â€â€¦non potranno dirvi più niente!
Per leggere gli altri articoli sull’argomento “Viaggio nella musica” pubblicati da Rotocalco cliccate QUI , se invece vi interessa l’ultimo argomento trattato, “Criminalità organizzata”, cliccate QUI
OT: presto pubblicherò la mia lista dei premiati al Foca L Pride 2008…restate in ascolto!
Tags: cervello, comunicazione, Kate Heiner, Mozart, musica, Musicoterapia, Renato Zero, suono
Pornografia ed erotismo: dove sono i confini?
(Per chi si fosse perso il mio articolo sul tema della pornografia pubblicato su ROTOCALCO)
Pornografia è una parola di origine greca che letteralmente può essere tradotta in: scrivere su o disegnare prostitute. In pratica viene considerata pornografia ogni rappresentazione esplicita espressa in scritti, fotografie, disegni, filmati, di argomenti a carattere erotico ritenuti dalla morale comune osceni o che offendano il senso del pudore.
In un primo approccio potrebbe sembrare semplice distinguere tra pornografia ed erotismo, ma in realtà la linea di demarcazione è molto sottile e tende a spostarsi in relazione a diversi fattori, quali l´età di chi osserva, la cultura, l´educazione, la sensibilità religiosa, ed altri ancora.
Da quanto detto ne deriva l´impossibilità di stabilire una distinzione netta, in quanto la definizione di cosa sia “osceno” si basa su un giudizio soggettivo e mutevole nel tempo e nello spazio.
Nonostante l´impossibilità di distinguere nettamente le due forme di rappresentazione del sesso, credo che comunque ci siano alcuni fattori che aiutano a fornire perlomeno “un indirizzoâ€.
Un primo fattore che potrebbe fungere da discriminante tra erotismo e pornografia è l´amore.
Nell´erotismo, il sesso è visto e rappresentato (generalmente) come conseguenza naturale dell´amore, come il raggiungimento dell´unione di due anime, oltre che di due corpi, mentre nella pornografia il fattore amore non ha nessuna importanza, l´unica cosa importante diviene il piacere fisico, portato all´estremo, senza coinvolgimento di altri sentimenti.
Altra differenza tra erotismo e pornografia sta nel fatto che, mentre il primo lascia molto spazio alla fantasia, si serve del classico vedo-non vedo, suggerisce, ma non mostra completamente, fa leva sulla psicologia umana e sull´immedesimazione dello spettatore; la seconda mostra, ostenta, non lascia alcuno spazio all´immaginazione o all´attesa. La rappresentazione “erotica†dei corpi è rispettosa e artistica, mentre quella “pornografica†fa leva sugli istinti più bassi e animali riducendo i corpi a merce esposta, prontamente usufruibile dallo spettatore, una sorta di self service del sesso.
Nella pornografia, inoltre, vi è la rappresentazione della “puttanaâ€, la prostituta da strada, quella al più basso gradino della scala sociale, e questo, non mettendo in scena storie di vera prostituzione, ma stravolgendo l´idea di donna comune, e quindi sottointendendo, che tutte le donne sono in realtà “puttaneâ€.
Da questo si può dedurre che la pornografia nasce principalmente per un pubblico maschile e maschilista, dove la donna diventa oggetto di possesso e sottomissione.
La pornografia è uno svilimento della dignità della persona, e soprattutto della donna e quindi non può essere considerata una qualsiasi libera espressione, in quanto offensiva per un “gruppoâ€. Bisognerebbe riflettere su come affrontarla al di là della censura e della distinzione pubblico/privato, nel senso che in questo caso impedirne la rappresentazione pubblica senza regole, ma garantire la libertà di scelta nel privato, non basta perché non tutela la dignità del “gruppo donneâ€.
Tale riflessione, a mio parere andrebbe fatta anche sull´erotismo associato alla pubblicità o alle trasmissioni televisive, in quanto sempre più spesso si “rappresenta†la stessa mercificazione e lo stesso svilimento della donna (ma ultimamente anche dell´uomo) in modo ancora più “sotteraneoâ€, proprio per il suo non essere apertamente pornografico.
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