Intervista
Oggi la vostra pibua è orgogliosamente ospite del salotto di “duechiacchere.it”, per la rubrica di interviste.
Chi avesse voglia di dare un’occhiata e di sapere qualcosa in più della sottoscritta, può andare a leggere “axellweb incontra pibua”
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Oggi mi presento più o meno così…
Dopo 4 giorni di febbre alta sto assumendo sempre più le sembianze di un cane bastonato…Sono diversi anni che non prendevo un’influenza così, ma sono ancora viva…

Obama e il nobel contestato
In riferimento alla contestazione al nobel assegnato al presidente Obama, ho trovato molto interessante un articolo letto su “domani-arcoiris“.
Credo che in quelle righe si possano trovare alcune risposte ai dubbi che il premio ha suscitato.
Ve ne riporto una parte:
Il Nobel di Obama riapre la speranza negli USA e nel mondo
26-10-2009
di Raniero La Valle
Il premio Nobel per la pace non è infallibile. Anzi molte volte ha preso delle autentiche cantonate (come la scelta di Kissinger, di Begin…) ma questa volta, finendo inopinatamente nella casa bianca di Obama, non ha sbagliato. E invece è nato un putiferio: perché proprio Obama, che finora ha fatto solo grandi discorsi senza realizzare niente? Perché Obama, che non si è ancora ritirato dall’Iraq, che non ha persuaso Israele, non ha messo a posto l’Iran, non sa che pesci pigliare in Afghanistan? Perché Obama, che ancora non è riuscito a chiudere Guantanamo? Perché Obama che ha spaventato le assicurazioni senza ancora riuscire a dare l’assistenza medica agli americani poveri? Perché Obama, che del premio non ha alcun bisogno, mentre molto ne avrebbero bisogno un dissidente cinese in lotta per la democrazia, o un militante per i diritti umani braccato dal potere?
È la prima volta, che io sappia, che si critica il Nobel non per quello che il premiato ha fatto, ma per quello che vorrebbe fare ma ancora non ha fatto; e si critica non perché il premio non se lo meriti, ma perché non gli serve; e perché il premiato non sta all’opposizione, ma sta al potere.
In realtà le critiche al Nobel per Obama sembrano ancora in cerca di motivazioni, ma una cosa la dicono chiaramente già subito: che dopo il coro di osanna al “primo presidente nero degli Stati Uniti” (sventolato come prova che essi sono una vera democrazia, che sono un modello di convivenza razziale, che sono un faro per tutti i popoli e che “non possiamo non dirci americani”), a molti Obama è caduto dal cuore, e proprio perché questi ammiratori delusi sono attaccati agli Stati Uniti di ieri, così muscolosi e “identitari” in nome di tutto l’Occidente, e temono gli Stati Uniti che vorrebbe fare Obama oggi: pacifici, internazionalisti e interreligiosi.
Intanto molte critiche sono infondate. Riguardo all’Iraq quello che conta non è l’immediatezza del ritiro delle truppe d’invasione, ma il fatto che gli Stati Uniti rinuncino, come ha annunciato Obama, a mantenervi basi militari permanenti…[continua]
E poi mi sembra sufficiente il motivo seguente , o no?













