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Tremonti: ecco come aiuterà i più deboli con il piano sulla Sanità

Sabato 12 Luglio 2008 | 9 Comments | Posted in notizie, politica, salute

sanita.jpg ROMA 12 luglio - Ticket sanitari anche a carico delle categorie ora esenti: anziani con patologie invalidanti, malati oncologici, a prescindere dal reddito. Riduzione dei posti letto ospedalieri, oggi il rapporto ottimale è di 4,5 per mille residenti. Taglio del personale sanitario, medici, infermieri e tecnici, per raggiungere il pareggio del bilancio. La voce sanità, nel maxiemendamento al decreto della manovra economica presentato dal governo, ha mandato su tutte le furie i governatori delle Regioni. Anche il lombardo Roberto Formigoni ha lanciato un messaggio di fuoco a Berlusconi e Tremonti: “I tagli, in particolare sulla sanità, sono insostenibili, abbiamo chiesto un incontro urgente al governo, perché ci hanno assicurato che non procederanno a decisioni unilaterali. Vedremo cosa succederà”.

Perché le Regioni si sono schierate compatte contro il piano Tremonti? Il Patto per la Salute firmato con il governo Prodi, proposto dall’allora ministro Livia Turco e dal responsabile dell’Economia Padoa-Schioppa, prevedeva un incremento del Fondo sanitario nazionale del 3% dal 2008 al 2011, passando da 99 miliardi euro a 108 miliardi e 500 milioni. L’accordo prevedeva somme aggiuntive per il rinnovo del contratto dei medici e paramedici e per la copertura dei ticket sulle ricette per la specialistica e gli esami diagnostici. Più di tre miliardi di euro per evitare i ticket e 1.800 per i contratti.

Il piano prevede ora una manovra soft per il 2008. Ma dal 2009 cominceranno i guai. L’incremento del Fondo sanitario nazionale viene in pratica dimezzato, niente soldi per il rinnovo dei contratti della sanità, e i ticket per le visite specialistiche saranno problemi esclusivi delle Regioni. Il tutto senza tenere conto dell’incremento demografico: più di 400 mila ogni anno dovuto all’arrivo degli immigrati. Alla fine della storia il taglio sarà di quasi sette miliardi di euro. La sanità italiana, oltretutto, marcia a diverse velocità.

Alcune Regioni hanno lavorato per tempo razionalizzando il sistema ospedaliero, trasferendo l’assistenza nel territorio, ma ci sono voluti anni per spiegare ai cittadini, non senza frizioni e contestazioni che sarebbe stato meglio così. “La Toscana ha iniziato questo lavoro una decina d’anni fa - afferma l’assessore alla Sanità Enrico Rossi, coordinatore nazionale della Conferenza delle Regioni - è stato faticoso ma siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi. Con questa manovra demenziale, se passerà, dovremo rivedere la convenzione con i medici di famiglia, o ridurre la prevenzione oncologica, oppure l’assistenza psichiatrica. L’offerta di Tremonti, per coprire il ticket sulla specialistica, è ridicola: ci dice noi vi diamo quest’anno 50 milioni di euro su 834, voi coprite il resto tagliando del 30% gli stipendi dei direttori generali delle Asl, direttori sanitari e dirigenti regionali. Così le Regioni metterebbero insieme una decina di milioni di euro”.

Come se non bastasse c’è il problema delle Regioni che hanno accumulato un deficit mostruoso nel corso degli anni. Con il governo Prodi era stato concordato un doloroso piano di rientro. In testa Lazio e Sicilia, seguite da Campania, Calabria e Molise. Per loro il problema è doppio: tagliare per rientrare dal debito pregresso e tagliare di nuovo per il ridimensionamento del Fondo sanitario. Massimo Russo, assessore alla Sanità della Sicilia, non ha perso le speranze: “È chiaro che il sistema rischia il collasso, ma spero che i conti possano tornare in equilibrio, tagliando 2 mila posti letto negli ospedali pubblici e 435 nelle cliniche private - afferma - riducendo i laboratori privati convenzionati”.

Articolo di Repubblica.it

 

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Al bando le intercettazioni…

Martedì 10 Giugno 2008 | 9 Comments | Posted in notizie, politica, riflessioni, salute

…Tanto a cosa servono?

Soldi sprecati che potrebbero essere impiegati per aiutare le scuole cattoliche (private), mentre la scuola pubblica è in affanno, o per incentivare il nucleare, tanto un pericolo a 300 Km o a 500 metri da casa non cambia molto, o ancora per costruire “il fondamentale” ponte sullo stretto di Messina…

E già, abbiamo delle priorità, e le intercettazioni non sono tra queste, sono solo un peso per il buon funzionamento della giustizia…

Ma chissà se senza le “disgustose” intercettazioni avremmo scoperto QUESTO:

MILANO — Sono una galleria di orrori e nefandezze le 209 pagine dell’ordinanza cautelare che ha portato a 14 arresti nella clinica Santa Rita. Dure le considerazioni del gip Micaela Serena Curami sui tre medici di chirurgia toracica accusati di 86 lesioni gravi e 5 omicidi (hanno accettato il rischio che i malati morissero) per aver operato pazienti senza alcuna «considerazione per la loro sofferenza, non solo non alleviata, ma aumentata». «Una macelleria», dice un investigatore. «In tutti i casi la sofferenza cagionata da inutili se non dannosi interventi chirurgici diventa il mezzo per procurarsi guadagni », commenta il gip Curami, a scapito di «pazienti inermi e debilitati, molto spesso anziani e grandi anziani ».

Casi inspiegabili
A una donna di 75 anni (formalmente si ipotizza un tumore) viene fatta una quadrantectomia a una mammella. Non serviva, bastava un piccolo intervento in day hospital. Una 42enne aveva un nodulo di 5 millimetri e un noduletto di grasso: sarebbe stato sufficiente un prelievo con un ago, invece le tolgono l’intera mammella con svuotamento ascellare. «Inspiegabile», commenta il perito. A una ragazza di 18 anni viene devastato il seno con un «intervento ampio, indicato nei tumori maligni», ad «impatto estetico rilevante» e che è «inspiegabile, dato che si trattava di un semplice fibroadenoma» benigno da levare in anestesia locale. Una paziente di 51 anni viene operata alla mammella sinistra che le viene demolita, senza trovare un tumore maligno che pure era in ecografia. Verrà tolto «con grave ritardo» in un secondo intervento «inadeguato e molto demolitivo».

Sotto i ferri, addio polmoni
Sono una sfilza di «Assolutamente da non operare!» o di «Incredibile! » le considerazioni degli esperti dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Come per il caso di un 38enne con polmonite ed epatite C. Da trattare con antibiotici e drenaggio, gli tolgono un pezzo di polmone. Cosa che avviene in una decina di polmoniti. Una paziente di 71 anni ha la polmonite con versamento pleurico. Poteva essere curata con un drenaggio, invece la operano. Quando testimonia dalla Gdf, cade dalle nuvole, non sapeva che le avevano tolto parte di un polmone. Una 88enne viene operata tre volte (12 mila euro a intervento). Ne bastava una. Un «caso di gravità estrema» è quello dell’85enne con difficoltà respiratorie, uno degli omicidi contestati. Ha problemi di cuore e si sospetta un tumore al polmone. Invece di fare un prelievo con un ago da biopsia, viene portato in sala chirurgica nonostante il «rischio elevato». Mentre Brega Massone, che si autodefinisce «l’Arsenio Lupin della chirurgia», e Presicci stanno operando (gli hanno aperto il torace), l’uomo muore: «Il chirurgo sostiene la tesi, assai improbabile, di una rottura spontanea del cuore. Non è stata chiesta l’autopsia. Del sospetto tumore non c’è traccia». «Caso sconcertante», scrive il perito Sartori. C’è la 65enne malata di tumore, metastasi ovunque. Niente potrebbe salvarla, ma finisce sul tavolo operatorio per «puro accanimento». Muore dopo lunghe sofferenze.

Il chiodo non sterile
Il dottor Renato Scarponi (domiciliari) è intercettato mentre parla con una certa Stefania di un chiodo che non è utilizzabile perché è stata aperta la confezione e non è più sterile. Scarponi: «Lo reimpiantiamo!». Stefania: «Battista non ve lo risterilizza, che reimpiantate?». Scarponi: «Mica lo butterà». Stefania: «Ascolti una cosa… ho detto a Filippi “state attenti quando aprite una cosa perché costa 455 euro più Iva”». Scarponi: «Senti… io se vuoi sotto mia responsabilità lo reimpianto subito in qualsiasi malato». Stefania: «Magari subito… quando capita la misura giusta». Scarponi: «Ecco, però te lo reimpianto subito alla prima frattura pertrocanterica… per il futuro…». Stefania: «Ho capito. Ma se Battista non lo sterilizza?». Scarponi: «No, per il futuro… perché si deve opporre, scusi eh. È come una pinza chirurgica. (…) Se il malato ha 90, 95 anni ha una brevissima aspettativa di vita eh».

La tbc
Uno dei medici (intercettata) spiega all’amica come funziona in clinica parlando di Brega Massone: «Ha operato un ragazzo (…) poi lo ha dimesso, questo è stato male, (…) alla Marelli gli hanno trovato la tbc, questo era già andato alla scuola e ha infestato la classe. (…) Lui non eseguiva i protocolli per la tbc, cioè uno va da lui, lui non fa un minimo di indagine, hanno scoperto che operava, cioè tutto quello che operava, lo passava per tumore da comportamento incerto, quindi uno che aveva una tubercolosi veniva pagato 20 mila euro come tumore, insomma, hanno fatto un bordello». Una ragazza straniera arriva con una febbre a 40 che resiste alle cure. Nessuno sospetta che ha la tubercolosi, anche perché non le fanno gli esami adeguati, «nonostante la febbre elevata, viene sottoposta a vats (interventomininvasivo, ndr.) e resezioni polmonari».

Affari di casa
Intercettazione che chiarisce gli obiettivi da raggiungere. Parla un medico del Santa Rita: «Pipitone prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno guadagnare miliardi. (…) Se prende una macchina da guerra come Scarponi… che opera anche quelli che non hanno bisogno, che si mette a contraffare le cartelle… lui ci guadagna, poi i Noc fanno le ispezioni a campione, non è detto che acchiappino Scarponi, intanto lui ha guadagnato (…) questo è l’ennesimo mezzo che danno ai proprietari di merda di speculare, perché, parliamoci chiaro, quando un intervento viene pagato 8.000 euro e noi ne prendiamo 700, gli altri 7.300 se li intasca il Pipitone. (…) Se anche li cascano la colpa è dei medici e lui viene fuori pulito. Un chirurgo pagato a prestazione, se vuole guadagnare deve fare più prestazioni ».

Giuseppe Guastella - corriere.it

 

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Giornata mondiale contro l’AIDS

Sabato 1 Dicembre 2007 | 6 Comments | Posted in Bacheca, riflessioni, salute

 

(AGI) - Roma, 30 nov. - Servono 29 miliardi di euro per garantire entro tre anni a tutti i malati di Aids la possibilita’ di accedere alle terapie antiretrovirali, e mantenere cosi’ l’impegno preso dalla comunita’ internazionale al vertice del G8 di Gleaneagles, nel 2005. A ricordarlo, alla vigilia della Giornata Mondiale di Lotta contro l’Aids, e’ ActionAid, che ha sottolineato come “le risorse attualmente a disposizione per combattere la pandemia consentiranno solo a 4,6 milioni di sieropositivi di poter accedere alle terapie, lasciandone senza il doppio di malati”.
Nel giugno 2007, si legge nel nuovo rapporto sull’Aids di ActionAid dal titolo ‘Ogni promessa e’ debito’, “97 Paesi a medio e basso reddito hanno fissato piani nazionali per avvicinarsi all’accesso universale, ma e’ improbabile che i governi degli Stati piu’ colpiti potranno finanziare piu’ di un terzo delle iniziative necessarie”.
Il “consistente” ammanco, sottolinea il documento, “dovra’ essere coperto da risorse esterne”. “Attualmente solo un paziente su tre ha accesso alle cure”, ha spiegato Marco de Ponte, segretario generale di ActionAid, “e una delle cause di questa situazione e’ da ricercare nel costo dei farmaci”.
Mentre e’ sensibilmente diminuito il prezzo di alcune terapie, ha continuato, “quello dei farmaci di seconda linea, utilizzati con l’aumento della resistenza del virus, resta sempre molto alto”.
L’ingresso nel mefcato della concorrenza della produzione dei farmaci generici, dice ancora il rapporto, “in cinque anni ha fatto ridurre di dieci volte il loro prezzo, e tra il 2004 e il 2006 il 63 per cento dei farmaci antiretrovirali acquistati nell’Africa subsahariana erano generici indiani, sudafricani o brasiliani”. Nonostante questo, pero’, “solo il 3 per cento dei farmaci salvavita di seconda linea e’ generico, poiche’ essi sono in gran parte protetti da brevetti”.
Per questo, ha continuato de Ponte, “e’ necessario che il governo italiano sostenga il rafforzamento dell’industria di farmaci generici nei Paesi poveri, e promuova partnership e trasferimento di tecnologie, anche attraverso il sostegno finanziario alle societa’ a partecipazione mista”.
Dal 2000 al 2007 l’Italia ha impegnato oltre mezzo miliardo di euro nella lotta contro l’Aids, e l’ammontare degli interventi in risposta alla pandemia e’ diventato il settore piu’ importante dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo italiano.
“L’84,6 per cento delle risorse complessive”, ha concluso de Ponte, “e’ andato a un unico beneficiario, il Fondo Globale, mentre la quota restante e’ stata destinata a interventi bilaterali in Africa subsahariana, in particolare per Sudafrica e Kenya”.

 

L’unica soluzione è NON AMMALARSI! Usare la testa, e soprattutto il preservativo! Non si deve mollare la presa e continuare a fare campagne di informazione, perchè pare che ci siano ancora troppe persone che si comportano in modo incosciente, tenendo comportamenti sessuali a dir poco criminali.
A questo proposito trovo la campagna informativa francese che vedete qua sotto più che efficace, un po’ forte, ma secondo me è quello che ci vuole.

 

 

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