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Un piccolo pensiero per tutte le mamme

domenica 11 maggio 2008 | 9 Comments | Posted in Bacheca, poesia

rose_new2007m.jpg

 

Se fossi pittore

Non sempre il tempo la beltà  cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!

Vorrei ritrarla quando china il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso

Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.

(Edmondo De Amicis)

 

PS Questa poesia l’avevo già  postata l’anno scorso, ma la trovo davvero bella ed allora ho fatto bis -)

Auguri mamme!

 

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La ballata della malaventura

domenica 9 marzo 2008 | No Comments | Posted in poesia, riflessioni

Dedicata a chi chi combatte e a volte muore sul lavoro…

Ballata della malaventura
qui finisce l’avventura
del signor Bonaventura:
end of history hanno detto
Fukuyama e Benedetto:
bastonati come cani,
miei fratelli postumani,
tutto il niente che si vive
sono guerre preventive:
se consumo, mi consumo,
mi dissolvo come il fumo:
sursum corda, in alto i cuori,
tra veline e calciatori:
consumare, consumare,
questa è un’arte da imparare:
siamo, è certo, un precariato,
ma, però, globalizzato:
al mercato universale
tu ti svendi molto male:
se ti fletti, sei risibile,
sempre è un altro il più flessibile:
per l’essenza del lavoro,
ecco qui una chiave d’oro:
mobbing scioglie ogni mistero,
svelto svelto, svela il vero:
ma là  c’è la provvidenza,
e si chiama concorrenza:
forza, su, che concorriamo,
corri corri, e ci arriviamo:
caro il mioMalaventura,
muore pure la sventura:
forse c’è, ma non sta eterno,
anche, sembra, giù, l’inferno.

Edoardo Sanguineti

 

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Lentamente muore chi non sa quello che dice, caro Mastella!

venerdì 25 gennaio 2008 | 13 Comments | Posted in politica, riflessioni

Lentamente muore chi non sa quello che dice, caro Mastella (e sono in molti a sperarlo in questi giorni).

Si, perchè la toccante poesia di Neruda che tu hai usato per parlare 5 minuti senza dire nulla, in realtà  NON E’ di Neruda…dai un’occhiata QUA e QUA. C’ero cascata anch’io tempo fa…

Se usi per la politica la stessa accortezza che usi prima di citare qualcosa di fronte a milioni di persone che ti seguono in diretta (ed è quello che io credo), mi auguro che qualcuno trovi il modo di levarti dalle scatole, e che fermi finalmente il tuo vagare da uccello migratore da destra a sinistra e da sinistra a destra, a secondo delle stagioni e del vento che tira.

Tutti i TG, tutti i giornali hanno riportato le tue toccanti parole, si sono davvero commossi a vedere un uomo ferito nell’orgoglio, ma a nessuno è venuto in mente di verificare? A nessuno è venuto in mente di dirti che le poesie si leggono sulla sedia a Natale, in genere quando si hanno meno di 10 anni?

Lì, al Senato eri chiamato per spiegarci cosa è cambiato nel giro di una settimana, cosa ti ha portato a sfiduciare il Governo che fino a ieri ti ha dato da mangiare come una passera con i suoi uccellini, imboccandoti con amorevole cura, e non a sfoggiare le tue doti di fine citatore.

Però almeno qualcuno (se non erro Angius) te l’ha fatto presente che è stata patetica come dichiarazione di voto, volevi solo strappare la lacrimuccia e non esporre i reali motivi della tua posizione. Ne è risultata un’enorme figura di merda di fronte all’Italia intera!

Certo che siamo ben rappresentati, c’è chi minaccia, ingiuria, sputa in faccia a chi è rimasto coerente con le scelte fatte in precedenza, chi è in cerca di armi per la rivoluzione, chi fino ad una settimana fa si lanciava frecciatine avvelenate e dichiarava “mai più insieme, la casa della libertà  non esiste più” ed ora tornano amici per la pelle (della poltrona), e chi si presenta a fare il Sommo Poeta della situazione.

Oggi si cambia pagina, sei riuscito nel tuo intento, ora vedremo dove si andrà  a parare, anche se ho l’impressione di sentirlo già  entrare (ho fatto la rima, sono poetica anch’io! -) ).

Di sicuro c’è che tutta (o quasi) la classe politica, quella che dovrebbe essere il meglio del Paese, che dovrebbe essere d’esempio, che dovrebbe rappresentarci all’estero, e che dovrebbe lavorare per migliorare le condizioni di vita di tutti noi cittadini, non è altro che un avanzo di osteria, volgare, incivile e corrotta.

Grazie a tutti! Io getto la spugna, il mio voto d’ora in poi lo trasformerò in un enorme (e più divertente) simbolo fallico!

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AFRICA

martedì 8 gennaio 2008 | 5 Comments | Posted in poesia, solidarietà

AFRICA

Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t´ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato
Sangue del tuo sudore
Sudore del tuo lavoro
Lavoro di schiavi
Schiavitù dei tuoi figli
Africa dimmi Africa
Sei dunque tu quel dorso che si piega
E si prostra al peso dell´umiltà 
Dorso tremante striato di rosso
Che acconsente alla frusta sulle vie del Sud
Allora mi rispose grave una voce
Figlio impetuoso il forte giovane albero
Quell´albero laggiù
Splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti
E´ l´Africa l´Africa tua che di nuovo germoglia
Pazientemente ostinatamente
E i cui frutti a poco a poco acquistano
L´amaro sapore della libertà .

Ndjock Ngana

PROGETTI
Progetti Amref

Diario dal Kenya di Thomas Simmons vice presidente AMREF Italia

L´80% delle malattie in Africa è legato alla mancanza o alla cattiva gestione dell´acqua. L’acqua è vita! Porta l’acqua in Africa

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Padre nostro che sei nei cieli (Affabulazioni)

lunedì 10 settembre 2007 | 13 Comments | Posted in immagini, poesia

 

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
àˆ a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
àˆ loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.

Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.

E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.

Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà  subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità .

La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

PIER PAOLO PASOLINI

Ascoltalo recitato da Vittorio Gassman
(per l’ascolto ti occorre real player, se non ce l’hai scaricalo QUI)

 

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