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Tragedie di casa nostra: Il Vajont

Giovedì 9 Ottobre 2008 | 3 Comments | Posted in a volte ritornano, riflessioni

Per la rassegna “A volte ritornano” oggi ho ripescato dal mio vecchio blog questo articolo dedicato al disastro del Vajont (oggi cade il 45esimo anniversario).

In questa fotografia possLongarone prima del 9/10/63iamo vedere Longarone, un paese in provincia di Belluno, prima del 9 ottobre del 1963.

Cosa accadde quel triste giorno?

Una frana distaccatasi dal Monte Toc e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocò la distruzione di Longarone, ed investì i vicini paesi di Castellavazzo, Erto e Casso, danneggiamenti subirono anche i paesi di Codissago, Pirago, Faè e Rivalta.

Il bilancio delle vittime fu altissimo: 1917 morti dei quali 1450 solo a Longarone.

Ma come è potuta accadere una tragedia simile?

La catastrofe è così descritta dalla Relazione della Commissione di inchiesta nominata dal Ministro dei Lavori Pubblici:

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Nessuno lo ricorda?

Giovedì 14 Febbraio 2008 | 13 Comments | Posted in Bacheca

Sono passati solo quattro anni…eppure sembra che nessuno lo ricordi più, quasi come se fosse passato un secolo!

 

CIAO PIRATA!

 

 

“Non c’è niente da fare…quando la strada si rizza sotto

i pedali…Pantani è il più forte!”

 

Adriano De Zan

 

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24 gennaio 1979, io mi ricordo…

Giovedì 24 Gennaio 2008 | 7 Comments | Posted in Bacheca, politica, riflessioni

Io quel giorno lo ricordo molto bene, sarà perchè sono di Genova e il 24 gennaio 1979 come tutte le mattine ero a scuola, in prima media…sembrava un giorno come un’altro: le solite lezioni, le solite interrogazioni, i soliti professori e per le strade il solito clima di apparente tranquillità.

In realtà per qualcuno quello sarebbe stato l’ultimo giorno di vita.

Faceva freddo quella mattina, e gli operai si dirigevano verso la fabbrica avvolti nei loro “cagnari” verdi con il passo veloce, a quei tempi erano tanti gli operai dell’Italsider, ma tra loro ce n’era uno che non avrebbe varcato mai più il cancello d’entrata perchè, mentre metteva in moto la sua automobile come ogni giorno per andare al lavoro, viene freddato da cinque colpi d’arma da fuoco.

Quell’uomo si chiamava Guido Rossa, ed era un militante della Cgil e del Pci.

Qual’era la colpa di quell’operaio? Aveva denunciato un suo compagno di lavoro, Francesco Berardi perchè lo aveva visto mentre lasciava dei volantini delle Brigate Rosse in fabbrica. Non era stato l’unico a vedere, ma era stato l’unico ad avere avuto il coraggio di denunciare e testimoniare al processo facendolo condannare.

È la prima volta che le Brigate Rosse uccidono un iscritto al Pci e un sindacalista. La rabbia e l’indignazione è enorme. Al funerale partecipano 250.000 persone e presenzia anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Ad uccidere Guido Rossa fu un commando formato da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi.

Guagliardo, racconta che in realtà si era deciso di gambizzare Rossa, ma Riccardo Dura, dopo essersi allontanato come gli altri brigatisti dal luogo dell’operazione, tornò indietro e esplose l’ultimo colpo al cuore.

L’autopsia confermò che i colpi sparati contro Guido Rossa furono 5 di cui 4 alle gambe e l’ultimo, mortale, al cuore.

Dopo questo omicidio le Brigate Rosse non riusciranno più ad incontrare l’apertura del proletariato all’interno delle fabbriche.

Da quel giorno sono passati 29 anni, e tanta acqua sotto i ponti…io mi ricordo bene la sensazione di impotenza che si provava quando si sentivano al tg notizie di omicidi, gambizzazioni, stragi compiute dal terrorismo, lo ricordo anche se avevo solo 12 anni… ma girando in rete questa mattina, ho come la triste impressione che con me siano in pochi a ricordare…purtroppo i giornali ed i siti web sono pieni delle prodezze del nostro caro Mastella, di Prodi, di Bossi in cerca di armi per la rivoluzione.

Non ho trovato niente sul coraggio e la coerenza che ha condannato un uomo onesto a morire dentro la sua auto in una fredda mattina del 1979.

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In ricordo di Paolo Borsellino

Giovedì 19 Luglio 2007 | 10 Comments | Posted in politica, riflessioni, video

 

[tags]Paolo Borsellino, r.i.p.[/tags]

Si possono uccidere gli uomini ma non le idee…facciamo in modo che la sua morte non sia stata inutile, ascoltiamo i suoi insegnamenti, le sue denunce, i suoi rimproveri: rendiamoli semi che producano frutti di libertà e giustizia…solo così avrà avuto un senso il suo sacrificio e quello dei tanti uomini giusti messi a tacere dalla mafia e dalla sete di potere di persone insospettabili che, quindici anni dopo, ancora si aggirano tra le maglie della nostra società.

 


 

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23 maggio 1992 Ore 17,59…

Mercoledì 23 Maggio 2007 | 13 Comments | Posted in a volte ritornano, riflessioni, solidarietà

 

Sono le 17,48 quando su una pista dell’aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c’è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E’ la sua scorta.
Tutto è a posto, non c’è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull’autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c’è Antonio Montinaro, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c’è il giudice che guida, accanto c’è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l’autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l’autostrada, l’aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall’esplosione la Croma marrone non c’è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.
Fu Buscetta a dirglielo: “L’avverto, signor giudice. Dopo quest’interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E’ sempre del parere di interrogarmi?”.
Giovanni Falcone, “Cose di Cosa Nostra” (Rizzoli, 1991): “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande”.


 

23 maggio 1992: sono passati 15 anni da quel terribile giorno, ma nella memoria quelle immagini terrificanti sono ancora vive ed il ricordo di quell’uomo all’apparenza comune, ma in realtà eccezionale, è nitido e forte…il suo coraggio, la sua onestà, la sua abnegazione, la sua determinazione devono essere d’esempio per chi adesso continua il suo lavoro, perchè questo sacrificio non sia inutile dobbiamo ricordare e gridare forte tutti insieme NO ALLA MAFIA!

 

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